L’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti solidi urbani

L’assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti solidi urbani è stabilita solo attraverso deliberazione comunale, così come previsto dall’art. 198 – Competenze dei comuni – comma 2, lett. g) D.Lgs. 152/2006; in particolare la deliberazione comunale dovrà assimilare i rifiuti speciali ai R.S.U. per qualità e quantità, secondo i criteri dettati dallo Stato, così come posto dall’art. 195 – Competenze dello Stato, comma 2, lett. e): la determinazione e la disciplina dei criteri qualitativi e quali-quantitativi per l’assimilazione, ai fini della raccolta e dello smaltimento, dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani.

L’atteso decreto interministeriale (previsto ancor prima dal “Decreto Ronchi”), che dovrebbe definire i criteri qualitativi e quali-quantitativi sopra enunciati (e quindi sostituirsi ai regolamenti comunali) non è stato ancora emanato, pertanto la norma alla quale è possibile fare riferimento (anche se non più citata dall’attuale normativa) è la Deliberazione Interministeriale del 27 luglio 1984 , decreto attuativo dell’art. 5 del D.P.R. 915/82, lasciando così libero arbitrio ai Comuni sulla determinazione delle tipologie dei rifiuti speciali assimilati, sulla base di una tabella (di seguito riportata) che non è affatto esaustiva, che non integra le esigenze dei diversi settori industriali, artigianali, commerciali e dei servizi .

Il criterio qualitativo dettato dal Paragrafo 1.1.1. della Del. Int.le 27.07.1984 è il seguente:

1.1.1.

I rifiuti speciali di cui ai punti 1), 3), 4), 5) del quarto comma dell’art.2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982 possono essere ammessi allo smaltimento in impianti di discarica aventi le caratteristiche fissate al punto 4.2.2, se rispettano le seguenti condizioni:

a) Abbiano una composizione merceologica analoga a quella dei rifiuti urbani o, comunque, siano costituiti da manufatti e materiali simili a quelli elencati nel seguito a titolo esemplificativo:

– imballaggi in genere (di carta, cartone, plastica, legno, metallo e simili);

– contenitori vuoti (fusti, vuoti di vetro, plastica e metallo, latte e lattine e simili);

– sacchi e sacchetti di carta o plastica; fogli di carta, plastica, cellophane; cassette, pallets;

– accoppiati quali carta plastificata, carta metallizzata, carta adesiva, carta catramata, fogli di plastica metallizzati e simili;

– frammenti e manufatti di vimini e di sughero;

– paglia e prodotti di paglia;

– scarti di legno provenienti da falegnameria e carpenteria, trucioli e segatura;

– fibra di legno e pasta di legno anche umida, purché palabile;

– ritagli e scarti di tessuto di fibra naturale e sintetica, stracci e juta;

– feltri e tessuti non tessuti;

– pelle e simil-pelle;

– gomma e caucciù (polvere e ritagli) e manufatti composti prevalentemente da tali materiali, come camere d’aria e copertoni;

– resine termoplastiche e termo-indurenti in genere allo stato solido e manufatti composti da ali materiali;

– rifiuti ingombranti analoghi a quelli di cui al punto 2) del terzo comma dell’art.2 del decreto del Presidente della Repubblica n. 915/1982;

– imbottiture, isolanti termici ed acustici costituiti da sostanze naturali e sintetiche, quali lane di vetro e di roccia, espansi    plastici e minerali, e simili;

– moquettes, linoleum, tappezzerie, pavimenti e rivestimenti in genere;

– materiali vari in pannelli (di legno, gesso, plastica e simili);

– frammenti e manufatti di stucco e di gesso essiccati;

– manufatti di ferro tipo paglietta metallica, filo di ferro, spugna di ferro e simili;

– nastri abrasivi;

– cavi e materiale elettrico in genere;

– pellicole di lastre fotografiche e radiografiche sviluppate;

– scarti in genere della produzione di alimentari, purché non allo stato liquido, quali ad esempio scarti di caffè, scarti dell’industria molitoria e della pastificazione, partite di alimenti deteriorati, anche inscatolati o comunque imballati, scarti derivati dalla lavorazione di frutta e ortaggi, caseina, sanse esauste e simili;

– scarti vegetali in genere (erbe, fiori, piante, verdure, ecc.), anche i derivanti da lavorazioni basate su processi meccanici (bucce, baccelli, pula, scarti di sgranatura e di trebbiatura, e simili);

– residui animali e vegetali provenienti dall’estrazione di principi attivi.

Sono comunque assimilati i rifiuti classificati a norma dell’art. 184, comma 2, lett. c) e d), D.Lgs. 152/2006: c) I rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade – d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d’acqua.

Non sono assimilabili ai rifiuti solidi urbani (pertanto non possono entrare nella privativa comunale) i rifiuti che si formano nelle aree produttive (intese quelle determinate dall’art. 184, comma 3, D.Lgs. 152/2006 – industriali, artigianali, commerciali e servizi), compresi i relativi magazzini di materie prime e di prodotti finiti;

sono invece urbani (ope legis) i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali al servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico.

Ulteriori problemi si riscontrano nell’assegnazione dei CER alle tipologie di rifiuti indicate dalla Del. Int.le 27/07/1984,  non è di facile soluzione, anche in considerazione delle diverse attività dalle quali traggono origine i più disparati scarti di produzione industriali ed artigianali.

Relativamente al limite quantitativo sono diverse le formule adottate dai comuni, qualora non siano previste la deliberazione è illegittima, così come chiarito dalla Cassazione sez. tributaria (sentenza 9631/2012) .

Dal momento in cui la privativa comunale è limitata alle operazioni di smaltimento, la lettera e) del comma 2, art. 195 – Competenze dello Stato, dispone che alla tariffa comunale si applichi una riduzione in proporzione alle quantità dei rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero tramite soggetto diverso dal gestore dei rifiuti urbani, salvo iniziative comunali che esulano dalla privativa, attraverso le quali i comuni nell’ordinario regime concorrenziale con i privati organizzano servizi integrativi di raccolta ed avvio al recupero dei rifiuti speciali assimilati ai RSU.

I risvolti di natura tributaria si hanno applicando il D.Lgs. 507/93, Capo III Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani interni, al cui art. 62 – Presupposto della tassa ed esclusioni, comma 2, prevede che non siano soggette a tassazione quelle aree che non possono produrre rifiuti o per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati (artigianali, industriali, commerciali e servizi) …, al comma 3 prevede invece che nella determinazione della superficie tassabile non si tiene conto di quella parte di essa ove si formano rifiuti speciali, tossici o nocivi, allo smaltimento dei quali sono tenuti a provvedere a proprie spese i produttori stessi, lasciando infine ai comuni, la facoltà di individuare nel regolamento categorie di attività produttive di rifiuti speciali tossici e nocivi alle quali applicare delle riduzioni e/o esenzioni rispetto all’intera superficie su cui si svolge l’attività.

La disomogeneità delle agevolazioni, riduzioni ed esenzioni tra i diversi Comuni Italiani si avrà fino a quando non sarà emanato il D.M. di assimilazione, nell’attesa si dovranno applicare le scarne disposizioni della Del. Int.le del 27/07/1994, così come disposto dalla Legge  27 dicembre 2006, n. 296 “Legge finanziaria 2007”, art. 184 : «Nelle more della completa attuazione delle disposizioni recate dal D.Lgs.  3 aprile 2006, n. 152 e s.m.i., …. lett. b): in materia di assimilazione dei rifiuti speciali, continua ad applicarsi le disposizioni degli articoli 18, comma 2, lettera d) e 57, comma 1, del D.Lgs. 22/97».

Ne deriva che le aree che danno origine ai rifiuti speciali assimilati dal comune ai rifiuti solidi urbani (rispettando i criteri quali-quantitativi dettati con regolamento) destinati allo smaltimento a cura e spese del produttore, rientrano nella privativa comunale, pertanto continueranno ad essere assoggettate a tassazione.

A cura di Luca D’Alessandris

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